«Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,3
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.6
Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo, ne l’eterna pace,
così è germinato questo fiore.9
Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.12
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz’ali.15
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.18
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate!21
Or questi, che da l’infima lacuna
de l’universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,24
supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute.27
E io, che mai per mio veder non arsi
più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei preghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,30
perché tu ogni nube li disleghi
di sua mortalità co’ preghi tuoi,
sì che ’l sommo piacer li si dispieghi.33
Ancor ti priego, regina che puoi
ciò che tu vuoli, che conservi sani,
dopo tanto veder, li affetti suoi.36
Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei preghi ti chiudon le mani!»39
Nella rosa dei beati Bernardo prega Maria per Dante. La lode (vv. 1-21) procede per paradossi, «Vergine madre, figlia del tuo figlio» (v. 1), e si chiude con «in te» ripetuto all’inizio delle frasi: è un’anafora. La richiesta (vv. 22-39) chiede per Dante la forza di vedere Dio e, dopo la visione, la custodia dei suoi affetti. Nella tavola Beatrice è fra i beati e giunge le mani, come al v. 39. La rosa e gli angeli vengono da Paradiso XXXI.
Nel libro: Paradiso XXXIII, L'Empireo: la preghiera alla Vergine e la visione, p. 669